Ad Aosta con Kandinsky e De Chirico (ma non solo…)

Sto preparando un nuovo mosaico, piuttosto grande, che mi sta portando via più tempo del previsto, ma tra poco sarà pronto per il vernissage sul blog.

Intanto diciamo pure che ho approfittato della bella giornata di sole per andare a visitare la mostra su Kandinsky, ad Aosta.

Sicuramente il tempo eccezionale, senza afa e con un cielo splendido (per non parlare delle meravigliose montagne attorno) ha contribuito a mettermi di ottimo umore e quindi ben disposto a osservare opere certo non semplici ed immediate come quelle del maestro russo e degli altri artisti ospitati coi quali aveva intessuto importanti amicizie e collaborazioni.

Situata nel Museo Archeologico, in pieno centro, ospita un’ ottantina di opere,  tra cui diversi dipinti e tecniche miste e capolavori degli anni ’30 e ’40, provenienti da numerose collezioni pubbliche e private.

Tra le più affascinanti (almeno per me) vi segnalo “Bilanciamento” del 1942

e “Nero Screziato”, del 1935 (qui sotto)

Posso dire una bestialità? Massì la dico, tanto è il mio blog e posso farlo: non tanto in queste opere, davvero impressionanti, ma in altre ho sempre immaginato Kandisnky chiudere gli occhi e schiacciarseli un po’ fino a far comparire quelle forme geometriche psichedeliche che appaiono quando si prova a fare una cosa del genere, prima di realizzare le sue opere (avete mai provato a farlo?)…. ok, era una bestialità

Ma non era per essere offensivo, anzi! Mi ha sempre colpito la fantasia immensa con la quale costruiva o meglio, componeva dal momento che era pure musicista le sue opere.

Però devo altresì dire che la sua composizione teatrale Violett (portata in scena molto recentemente e visibile in video all’interno del museo) è stata piuttosto ostica. Diciamo che ci vuole uno stomaco d’avanguardia, che evidentemente non ho, per poterla apprezzare.

In definitva, un percorso veramente valido, con un interessante e numeroso contributo di opere di Alberto Magnelli, Jean Arp, Pero Dorazio, Joan Mirò, Picabia, per citarne alcuni, che rendono la visita un must per tutti gli appassionati d’arte.

Dura fino al 21 ottobre e costa (solo) 5 euro, tra l’altro in contemporanea con un’ altra retrospettiva, sempre in centro città, su Giorgio De Chirico intitolata Il Labirinto dei Sogni, al centro espositivo Saint-Benin, dove sono esposte numerose opere del periodo centrale della sua attività, anni ’40 e ’50 più alcune opere tarde ed altre di fine anni ’20. Numerose opere che riecheggiano il mondo antico e, immancabili, i riferimenti alla metafisica, con diverse riedizioni delle famose “Piazze d’Italia”

MA….

la vera sopresa, è stata quella di trovare, sempre all’interno della stessa mostra, una sezione dedicata a Innocenzo Manzetti e al suo Automa.

Giuro che ne ignoravo l’esistenza e che è stato meraviglioso scoprire che a metà del 1800, un genio aveva costruito un vero e proprio robot, con parti metalliche e in legno (incredibili sono le braccia in legno cave con alcuni resti dei sistemi di cavi e pesi che permettevano il movimento alle dita) che con un sistema ad aria compressa e un cilindo preregistrato (come quello dei carillon) permetteva il movimento e l’esecuzione della melodia da parte del robot con il flauto.

Successivamente l’inventore riusci a perfezionarlo fino a far eseguire le melodie dal robot collegandolo ad un armonium.

Se in origine il robot era costituito da tanto di cappello (che si levava prima di suonare), oggi il restauro ha permesso di ricostituirlo parzialmente, ma abbastanza da renderlo veramente impressionante nonostante le parti mancanti (ricordate che l’invenzione risale al 1840)

Vi posto il link del suo sito dove si possono conoscere tutte le sue altre invenzioni.

http://www.innocenzomanzetti.it/index.html

Che bello imparare sempre qualcosa di nuovo!

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