“Oltre l’ Informale, verso la Pop-Art” – Arca, Vercelli 2013 collezione Guggenheim

Tempo fa vi promisi che sarei andato a vederla e oggi ho mantenuto fede alla promessa data.

In realtà l’appuntamento con le mostre della collezione Peggy Guggenheim, presso l’ Arca a Vercelli, è diventato una tappa gradita e obbligata.

Gradita perchè poter ammirare o perchè no, anche deridere dal vivo opere che altrimenti sarebbe più complicato poter giudicare, è comunque una fortuna; e che l’evento capiti a pochi chilometri da casa, ancora meglio (ecco, diciamo che Biella in questo senso ha ancora moooooooooolto da imparare)

Obbligata perchè alcuni amici mi avevano detto che a loro non era piaciuta molto, rispetto alle precedenti mostre della collezione, quindi mi son sentito ancora di più attratto dalla voglia di andarci, proprio per capirne di più.

Per chi si fosse perso i post precedenti, quest’anno la mostra verteva sulle produzioni anni ’60 di alcuni dei giganti della pop-art e dell’arte informale, per la maggior parte provenienti da oltre oceano, ma con una nutrita presenza europea e italiana

http://www.guggenheimvercelli.it/

Impressioni a caldo?

Innazitutto, sono impressioni soggettive, derivate puramente dal mio gusto personale; ci tengo a dirlo visto che non detengo la Verità con la V maiuscola, però due sono i concetti che mi sono affiorati fin da subito.

Il primo, di per sè banale (ma molto vero) è che le opere bisogna vederle dal vivo, non ci sono santi che tengano, è l’unico modo reale per capire se si apprezza un artista o meno.

L’altro è che sono sempre più convinto che gli artisti italiani del ‘900 furono decisamente avanti, anche rispetto ai mostri sacri americani tanto celebrati e venduti nel mondo, con la differenza che i primi (gli italiani, cioè) non si sapevano affatto valorizzare, nè venivano valorizzati, per cui andando in giro per musei noto con un certo fastidio che spesso (non sempre, ma spesso) giriamo idolatrando gente che non ha fatto altro che riprendere idee che artisti italiani poco conosciuti avevano già manifestato molto tempo prima.

Detto questo, cosa c’è di bello?

Innanzitutto un bel “crostone” bruciacchiato di Burri. Notevole, immenso, emozionante. Tempo fa Burri mi faceva proprio schifo (scusate i termini, spero non si offendano gli eredi), non lo capivo, non mi piaceva. Zero. Invece col tempo ho approfondito molto il suo mondo, l’uso di certi materiali e il perchè. E gli effetti che si manifestavano guardandolo più attentamente. Burri, promosso a pieni voti!

Poi, Enrico Baj! ci sono due opere sue, la migliore per me è il Generale, matericissimo, soprattutto nel viso, molto fisico, direi. Giocoso e al tempo stesso provocatorio. ottimo.

Enrico Baj -  Generale (foto dal web)

Enrico Baj – Generale (foto dal web)

Per la serie “Questo lo facevo anche io” una serie di opere che per me erano di contorno, delle quali ho preferito dimenticare nomi e autori, tra cui (questa sì, me la ricordo), un lavoro (???) di Twombly, che in realtà sembra più uno di quei fogli pieni di scarabochi colorati, tipo quando si prova una penna per vedere se scriva ancora…

Più tutta una serie di croste abbastanza inutili e/o inguardabili, che ho dimenticato molto velocemente.

Visto che siamo a maggio e si comincia a fare il cambio stagione negli armadi, se non sapete dove metterle e come sistemarle, sappiate che quel buontempone di Man Ray ha trovato il modo di accontentare le casalinghe di tutto il mondo, raggruppando decine di gruccette, una collegata sull’altra, creando geniali ready-made dove appendere le varie camicie.

Tra gli inguardabili metterei un lavoro di Scanavino tra i più brutti che abbia mai visto in vita mia (eppure io adoro Scanavino), la solita tela squarciata di Fontana ma questa volta in un simpatico colore rosa Big-Babol (orrendo), e una tela di Schifano decisamente oltrepassabile.

La sorpresa? Paolo Scheggi! che rarità! Bianco, sorprendente! E’ forse la seconda volta che ne vedo uno dal vivo, un grande e purtroppo morto troppo giovane.

Se poi qualcuno di voi possiede una Renault a cui manca lo stemma, probabilmente la trovate nell’ accumulazione di Arman. Ce ne sono due, una con della ferraglia recuperata non so più da cosa, l’altra molto grande, un’ accumulazione di stemmi Renault colati nel plexiglas (a me è piaciuta molto, oltretutto ho sempre apprezzato Arman).

Le varie opere di Warhol non mi hanno nè entusiasmato nè deluso. E stanotte so che dormirò ugualmente, mentre invece interessante la storia di Jean Dubuffet, atipico, solitario nel suo non voler creare nè movimenti artistici, nè mode.

Se sul muro finale dell’ Arca una notevole, enorme opera di Roy Lichtenstein sovrastava tutti noi avvolgendoci coi suoi colori di grande impatto, un provocatorio tavolino ha attirato la curiosità di molti. E’ un lavoro di Allen Jones, che scherzando col fuoco alla sua epoca (anni ’60, vi ricordo) suscitò roventi polemiche, soprattutto da parte di movimenti femminili, presentando un “innocente” tavolino in cristallo sorretto da una donzella tutta pelle e tacchi, in posizione chiaramente provocatoria e a grandezza naturale.

allen jones

Beh, se siete single almeno, vi tiene compagnia! 😀

Scherzi a parte, audace, ma ben realizzata e di grande impatto. Credo banalmente che se ne avesse realizzata una versione con maschietto ne avrebbe venduti una montagna e non avrebbe ricevuto critiche, ma questi sono affari suoi.

Che dire alla fine? E’ ovvio! Andate a visitarla!! Non sapete se l’ Arte Moderna vi piace o meno? Benissimo, è un’ ottima occasione per decidervi!!!

La mostra chiude i battenti il 12 maggio per cui avete ancora qualche giorno di tempo per visitarla, se vi va.

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  One thought on ““Oltre l’ Informale, verso la Pop-Art” – Arca, Vercelli 2013 collezione Guggenheim

  1. maggio 6, 2013 alle 9:05 pm

    bellissimo e interessantissimo resoconto.
    è un po’ che ho voglia di andare ad una mostra, ma tra una cosa e l’altra non riesco mai ad organizzarmi. Vedere le opere dal vivo è certamente meglio, ma questo tuo post è una boccata d’ossigeno per me!

  2. maggio 6, 2013 alle 11:11 pm

    grazie Daria! sono contento ti sia piaciuto! c’è ancora Modigliani a Milano però!! dai che anche quella merita!! 🙂

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